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Impressioni 3 ottobre 2011 · lettura 1 min · 1568 letture

La casa paterna (Tetralogos canto II)

Carmine Branco 97 poesie pubblicate
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Tutto Tace laggiù nella casa; scende la notte giunge la pace. Nel caminetto morente scoppietta la legna e la brace; il familiare odore di fumo riempie il locale e prepara al palato le salsicce e il prosciutto verace. Un di' è calato e con esso il sudore: il ricordo faticoso del lavoro e dei campi. Le ombre sulle mura stanche, anch'esse assonnate, serpeggiano col silenzioso volteggiare delle fiammelle danzanti nei lumi affannati. Si serrano i portoni, i pagliai e i dormigli; ognuno a cullarsi Iddio nell'intimo del proprio giaciglio! Ognuno ebbro della propria stanchezza, tornerà all'alba al crudo lavoro, con somma destrezza. Padri, madri, anziani e fanciulli, ognuno metterà per quanto ha mangiato e, ringraziando il cielo per quanto donato, innalza il suo canto all'amore e all'amato. Solo i pargoli, ancor tenerelli, popperanno, sognando il seno all'ombra delle viti., ai piè del ruscello. Ancora ignari, ma solo per poco, che alla terra dai ciò che per la bocca pigli.
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La bellezza della vita dei campi sta nella sua semplicità e nella umiltà che la circonda. La natura è la divinità da cui ognuno trae vita e sostentamento. La casa è il tempio dove questa divinità viene adorata. I campi sono il luogo dove si svolgono i sacrifici al divino e dove il divino si unisce alle creature. Il tutto nella perfezione dell'immobilità dove la vita è sospesa. Come il mio piccolo paese lontano.

L'autore
Carmine Branco

Nato a New York (USA) nel 1966, mi trasferisco in Italia nel luglio del 1980. Non conoscendo la lingua, se non il dialetto casertano, eredità di mio padre che è campano, mi sforzo non poco ad aquisire padronanza dell’italiano. Diplomato nel 1985 in ragioneria, parto militare l’anno successivo. A 23 anni m’iscrivo alla

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