La casa paterna (Tetralogos canto II)
Carmine Branco
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Tutto Tace
laggiù nella casa;
scende la notte
giunge la pace.
Nel caminetto
morente
scoppietta
la legna
e la brace;
il familiare
odore di fumo
riempie il locale
e prepara al palato
le salsicce e il prosciutto
verace.
Un di' è calato
e con esso
il sudore:
il ricordo faticoso
del lavoro
e dei campi.
Le ombre sulle mura
stanche,
anch'esse assonnate,
serpeggiano
col silenzioso
volteggiare delle fiammelle
danzanti nei lumi
affannati.
Si serrano i portoni,
i pagliai e i dormigli;
ognuno a cullarsi
Iddio nell'intimo
del proprio giaciglio!
Ognuno ebbro
della propria
stanchezza,
tornerà all'alba
al crudo lavoro,
con somma destrezza.
Padri, madri,
anziani e fanciulli,
ognuno metterà
per quanto ha mangiato
e, ringraziando il cielo
per quanto donato,
innalza il suo canto
all'amore e all'amato.
Solo i pargoli,
ancor tenerelli,
popperanno,
sognando il seno
all'ombra delle viti.,
ai piè del ruscello.
Ancora ignari,
ma solo per poco,
che alla terra dai ciò
che per la bocca pigli.
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L'autore
Carmine Branco
Nato a New York (USA) nel 1966, mi trasferisco in Italia nel luglio del 1980. Non conoscendo la lingua, se non il dialetto casertano, eredità di mio padre che è campano, mi sforzo non poco ad aquisire padronanza dell’italiano. Diplomato nel 1985 in ragioneria, parto militare l’anno successivo. A 23 anni m’iscrivo alla
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