Il fardello

Ora so, forse vivo l'istante
nell'assolo al cielo più amato
lungo la quiete di queste mura
il sogno annega l'intelletto
ignaro del vento
-ovunque-
ora vorrei osservare l'abisso
l'urna ricomposta degli eventi
nel mio viaggio
sordo alle pietre e al giogo dei moventi
curvo sul ciglio del mio segno
mi urge un atto
divenire una certezza
inflessibile clessidra del mio tempo
ora che la notte discende alla città
vorrei un'altra vita
il vuoto dello specchio sarà il prezzo
lascio allo stanco anacoreta
il suo fardello….
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L'autore
Pino Tota
Non sono nato in un mondo morto. I miei occhi non si sono mai stancati di guardare la bellezza del mondo visibile, né c’è stata una fine alla suprema meraviglia...(TAGORE)
Commenti (1)
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carla vercelli30 novembre 2011
In questa poesia si sente il sottofondo di una preparazione filosofica che affascina il lettore. Ci sono molti passaggi interessanti e bellissimi: "il sogno annega l'intelletto"..."mi urge un atto / divenire una certezza"..."il vuoto dello specchio sarà il prezzo"... E' la conclusione del viaggio, del peregrinare dello "stanco anacoreta" con il suo fardello mortale. Apprezzatissima.

