Moi vivante
Didier, levain
di Paris del ' 76
in un Juillet sotto nuvole di sole
e morbidezze en rose.
- Bonjour, mon horizon que voici -
ed i luoghi scivolarono tra le dita.
Smaltati quartiers di lune
in bateau ad oscillare e sulle colline
de loin, la Ville lumière envahie d'ombres.
Giorni sfusi da quattro palpebre di " se"
per non sapere le memorie.
In ordine - moi vivante -
si righeranno intatti.
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Commenti (1)
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A
Antonio Terracciano5 agosto 2013
Interessante questo esperimento bilingue di Lia, per ricordare un soggiorno estivo nella (sempre) magica Parigi del 1976. Questa volta l'ermetismo che caratterizza la poetessa mi appare meno denso, e il messaggio che mi giunge è (posso sbagliare) questo: i ricordi di ciò che è passato da (parecchio) tempo sono confusi, evanescenti, ma, finché si è vivi, c'è sempre la possibilità di riorganizzarli, di sistemarli, affinché essi illuminino ancora il nostro travagliato presente dal loro scintillante passato.