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Famiglia 14 ottobre 2013 · lettura 1 min · 2482 letture

Mai stato Ottobre

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Lia 827 poesie pubblicate
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In questo gattonare d' Autunno tra gli oggi esposti a sporgenze - così che i versi a dirne il gocciolare - sollevo un monologo all'incavo eterno e l'appoggio su un ginocchio bambino - fa rima il suo nome fra terra e foglie - C'è sempre un'ora - in dissolvenza - per qualcuno: a me, intatta, ne condensa il mattino. Come non fosse mai stato Ottobre.
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Commenti (6)

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Aldo Bilato14 ottobre 2013

a me che -se non fosse mai stato Ottobre non sarei giammai nato- leggendo mi viene da pensare al focolare e alla malinconia che infonde la stagione...

Willy Zini14 ottobre 2013

da dove nascono queste parole? Il fanciullino pascoliano ha gli occhi lucidi nel leggerle. Personalmente apprezzo molto il tuo stile, perla nera in un mondo di bellezze convenzionali.

Gesuino Curreli15 ottobre 2013

L’impalpabilità del tempo, convenzionale nelle scadenze, l’imprendibilità delle stagioni che ci sono- non ci sono turbano e muovono attese nell’animo avvezzo al loro ingresso. Arriva -non arriva questo autunno, e cammina tentoni in mezzo ai riverberi del sole che ancora canta la gioia dell’ estate. E’ finita. Voltarsi indietro è gioco istintivo quanto naturale nel propagarsi di giorni non ancora maturi d’autunno, orfani e figli dell’estate, metafora del trascorso, come l’infanzia che è piena di sole. Il versi, la poesia, in qualità di mezzo espressivo del detto- non detto, sposa il chiaroscuro del tempo che non è, e si posa “sul ginocchio bambino”. Un mattino c’è, c’è stato, il meriggio è incerto, della sera non si avverte segnale.

c
carmelo labbate15 ottobre 2013

ho riscritto la tua poesia su un foglio ma senza punteggiatura l'ho riletta e la malinconia come pianto è scesa nel mio cuore.

Fiammetta Campione15 ottobre 2013

Mi affascina molto quell'incipit: un autunno ai primi passi, che non prende ancora il via... Autrice speciale come i suoi versi

M
Marco Della Fiore18 ottobre 2013

Ecco un testo che dice. Con la semplicità della famigliarità dei sensi che le parole sanno condividere se qualcuno le sa accostare. Quello che voglio dire è che m'incanta la costruzione semantica di tutta la prima strofa. Un campo perfetto di significati vicini, riavvicinati, quasi tornati al primo senso (commuove quasi). E questo per me è scrivere un testo poetico. Mi scuote quel ritorno delle parole nel campo di significati autentici, lo stesso campo per "gattonare" "autunno" "gocciolare" "sporgenze" "ginocchio" "terra" "foglie" "incavi" ecc. Tutto rima mica solo quel ginocchio bambino tra terra e foglie. il finale lo lascio agli amanti del supersenso. Io mi tengo tutta la prima strofa, una scatola perfetta.