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Comicita' 14 gennaio 2014 · lettura 3 min · 1568 letture

L'altrui parere

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Gerardo Cianfarani 88 poesie pubblicate
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Su stradina di campagna d’un paese un po’ in montagna vanno il nonno e un somarello col nipote giovincello. Van tranquilli e spensierati ammirando i campi arati quando incrociano un compare con la lingua da comare: -- Io a piedi non andrei e quel ciuco sfrutterei. A che serve la sua scorta se una soma lui non porta? Non volendo esser citrullo presto il nonno quel fanciullo sul somaro fa salire ed il viaggio proseguire. Or venendo da una fonte ecco arriva a lor di fronte una donna vecchierella dalla facile favella. -- Forze fresche ha quel bambino perché mai va sul ciuchino? A quel vecchio sia dovuto per rispetto un po’ d’aiuto! Dopo questa osservazione, senza troppa convinzione, scambia l’un con l’altro il posto come nonna... aveva disposto. Ma nel mentre si cammina si palesa una mammina che rimprovera il vegliardo ad avere più riguardo per quel tenero piccino: lui da rude contadino l’osso suo ha temperato mentre il bimbo... è delicato! Nel sentire un tal parlare corre il nonno a riparare quell’offesa al nipotino... e lo prende a lui vicino. Ora entrambi vanno in groppa e non manca strada troppa per raggiungere il villaggio dove ha fine il loro viaggio; ma quand’ecco a un angoletto spunta un baldo giovinetto che con viso assai sdegnato dice: -- questo è da insensato! -- Così tanto caricare... quella bestia fa crepare. Ci vuol poco per capire quanto sia il suo soffrire? -- Per sapere quant’è dura... di voi due! cavalcatura del somaro io farei e frustate vi darei! Or di fronte a tanto ardore su quei visi c’è rossore e volendo alla bisogna cancellar quella vergogna: il somaro sollevato... sulle spalle caricato... della grave lor mancanza credon dar testimonianza. Ma ahimé! ...son gran risate, fischi ed urla scombinate. Tutto il borgo s’è affacciato per quel fatto capitato. Solo allor si rendon conto che a sparlare ognuno è pronto dell’altrui comportamento, per stoltezza o piacimento. Non è d’oro l’altrui detto! Perché ognuno ha per difetto trovar fallo in quel dell’altro mentre credesi più scaltro! Sempre il proprio tornaconto mette ognun nel suo racconto: dell’imbiccio altrui gioisce quando lui non lo patisce. Seguon quindi senz’affanno sol badando a non far danno e a nessuno far del torto, ma restando sempre accorto a badare ai fatti propri. Quando alcun malanno scopri che nell’altro non ti garba... liscia prima la tua barba e trattieni dalla briglia quel che sembra meraviglia senza renderlo sonoro: ma... osserva e fa tesoro!
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M'è tornata in mente una storiella che da bambino era sul mio libro di lettura. Chissà se qualche "giovanotto" come me se la ricorda?

G
L'autore
Gerardo Cianfarani
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Commenti (3)

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A
Antonio Terracciano14 gennaio 2014

Mi ricordo bene di questa storiella, che il poeta ha opportunamente trasformato in poesia usando adeguati e scorrevoli ottonari, perché mio padre me l'aveva raccontata più volte. Non sono sicurissimo, ma mi pare che la storia abbia origini molto antiche e che se ne trovi una versione già nelle "Mille e una notte" .

s
sergio garbellini14 gennaio 2014

Dovrei ripetere il commento di Antonio Terracciano che mi ha preceduto ed ha ben evidenziato la storiella che noi tutti ben conosciamo, lasciando la sua opinione in modo eccelso, io posso solo aggiungere in chiave tecnica che l'autore l'ha esposta in modo notevole sia per quanto concerne le rime che per quanto riguarda la sua struttura in generale, complimenti.

carla composto14 gennaio 2014

anche io la conosco... il poeta a rirpoporla in righe di poesia, in rime bellissime ed in versi piacevolissimi credo che il commento di Antonio per quanto riguarda "Mille e una Notte" sia giusto...