Sine qua non
Questo per dire che non mi astengo
da una matita per un giorno, il sine qua non
per un abbasso o un evviva che è oggi.
E così sono uscita - solite cose - poi i segni
su pareti per aracnidi e fughe di lepri e
pure di un aironefenice che dice " post fata resurgo".
Le undici meno un quarto di una mano diffidente
e venti gradi ai bordi dei cancelli
di una Domenica che almeno un seme - uno - germogli.
Infinita finita pazienza di stagioni
di mandorle amare in bocca ed altri sapori: voi
alzate all'orecchio il " fuori", uno per uno, dal piano di sopra.
E sono rientrata. Brecht, ci sono ancora ragioni?
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Commenti (4)
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Giuseppe Fulco16 febbraio 2014
Mentre leggo mi scava la mia amata malinconia. E secerne da questi amabili versi scaturiti da una solita domenica invernale, come la voglia di "svegliarsi dal letargo". Quel che vogliamo non verrà mai! Sopratutto se quel che vogliamo appartiene a pochissime persone di un mondo, di una vita, che non ci appartiene. Bellissima!!!
Francesco Rossi17 febbraio 2014
Basta la domanda finale a compensare questa sentita ribellione in versi ermetici dovuti al singolare e intimo sentire che si chiude mirabilmente con?
Matilde Marcuzzo19 febbraio 2014
post moderno puro -versi in singhiozzi di significato ermetico e quesiti apprezzatissimi. plauso alla poetessa
D
Dyleng24 febbraio 2014
Finalmente posso commentare, posso solo dire che trovo assurdo e incomprensibile che una poesia del genere non sia stata segnalata. Mi spiace ma l'opera rimane.


