Quinta stagione o palpebra d'ortica
I fiori abbaiano ho letto, invece
i miei precisano una quinta stagione
dove i colori fanno rumore e le nubi svengono.
E non confondono le tisane con l'incenso
nel corso del tredicesimo mese, così interno
che porta il corpo ad un erbario dentro una selva
dove un guardiano - lo riconosco - inventa profumi e foglie a due voci.
C'è spazio, lì, per nuche fino all'orlo dei verdi.
Come il senso di una palpebra d'ortica, ti dico:
vi sosterai d'estate, almeno all'inizio? E finisco.
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Commenti (2)
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Dyleng8 aprile 2014
Mi piace molto. Questo fare poesia con immagini uniche riporta ad una lettura che riveglia i sensi e l'intelletto intorpidito. Brava complimenti, dimenticavo bella la chiusa.
Francesco Rossi9 aprile 2014
Sciolta poetica che lascia spazio al lettore di entrare in un mondo incontaminato; apre varchi.
