Lo scheletro del campanaro
Franco Scarpa
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L’aria di città un mistero diffonde
nel buio di ogni notte su un fatto cinereo;
quando rialzi le tue ossa iraconde
dalla diafana lastra di un museo.
Allorché in un convento varchi l’inferriata,
occulto, attraversando il chiostro e l’orticello;
per prender in prestito una tonaca incappucciata
e i freschi sandali di un fraticello.
Poi imperterrito per San Marco ti incammini
con la tua possente ombra sfiorando remote mura,
e chi ti scorge con le tue orbite nere che ti avvicini
lesto con il segno della croce, pallido, si scongiura.
A mezzanotte sei sul campanile a suonar la Marangona,
ad avvisar turisti e veneziani che ancor oggi non trovi pace
del sonante tintinnio di monete cui l’anima ti risuona:
di aver venduto il tuo scheletro per una gioia fugace.
E con il tuo rimorso, barcollando,
per mano un bianco artiglio, l’oscure calli peregrini.
Da un calice di vetro del buon vino sorseggiando
mentre alla tua antica casa fiacco t’avvicini.
Borbottando e intonando alla luna
la tua abituale cantilena,
in una perfida nebbia bruna
per alleviar la tua pena.
©
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L'autore
Franco Scarpa
Salve a tutti, sono nato a Venezia nel 1965. Nel mio percorso di studi ho conseguito il diploma di maturità professionale come tecnico delle industrie chimiche, un interesse che continua a gratificarmi sia nella vita che nel mio ambiente lavorativo. La letteratura è da sempre una mia grande passione, in particolare la
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
una leggenda un po’ cupa un campanaro in pena. (rita damonte)
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