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Spirituali 20 luglio 2026 · lettura 3 min · 54 letture

I Sette Dormienti

Franco Scarpa 229 poesie pubblicate
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I Efeso respirava il ferro di Decio tra altari spenti e fumi senza nome. Sette giovani non piegavano il passo stringendo una luce viva. La città li seguiva con occhi inquieti come un presagio che tace il suo destino. II Sul monte la grotta aprì la sua bocca, oscura d’origine. Le pietre caddero lente, una sentenza murando il respiro, murando il futuro. Dentro, il silenzio prese forma. Sedette accanto ai sette e li chiamò per nome con la pazienza antica delle madri. III Il sonno scese lento, senza stagioni, con un velo che non conosce confini. Uno dei sette cercò nel buio la mano dell’altro. Fuori, il mondo cambiava pelle; dentro, il tempo si richiuse. I cuori continuarono il loro ritmo più vicini alle stelle che alla memoria degli uomini. IV Quando la pietra cedette la luce fu l’ospite inatteso. Malco uscì per primo; si voltò a chiamare i compagni che sembravano essere rimasti soli per una notte. La città era un’altra città, croci sulle porte, voci senza memoria dell’antica persecuzione, monete che brillavano con l’impronta di un’altra era. Ogni passo riportava, ogni ritorno esiliava. V Il vescovo ascoltò la loro storia come si ascolta un vento che viene da lontano. Teodosio tremò come chi riconosce una luce che non appartiene agli uomini e il mistero prese volto. I sette parlavano con la calma dei risorti portando negli occhi un’epoca che nessuno aveva vissuto. Il loro corpo fu testimonianza, la loro voce era seme. VI Quando ogni parola fu compiuta il sonno tornò a chiamarli. Si distesero nella grotta come bambini nella culla. E la pietra, un tempo condanna, divenne custodia. Il silenzio li accolse ancora ma splendeva ormai come un altare che non ha bisogno di fuoco. VII Sul monte Celion la grotta ancora respira. Molti dicono che i Dormienti furono solo un racconto. Eppure il loro sonno attraversa ancora la fede degli uomini. Per alcuni dormirono tre secoli, per altri l’attimo si raccolse in un solo istante. Fu miracolo. Oppure il tempo, davanti al suo Creatore, si piegò nell’oblio della pietra. E quel battito nascosto nella roccia non ha mai cessato di cercare un cuore che lo ascolti.
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La leggenda dei Sette Dormienti di Efeso, tramandata dalla tradizione cristiana, interroga da secoli il rapporto tra fede e tempo. Il loro sonno può essere letto come una sospensione del tempo umano: un istante per loro, secoli per il mondo. Il mistero rimane aperto tra miracolo, riflessione e la domanda sul senso ultimo dell’esistenza.

L'autore
Franco Scarpa

Salve a tutti, sono nato a Venezia nel 1965. Nel mio percorso di studi ho conseguito il diploma di maturità professionale come tecnico delle industrie chimiche, un interesse che continua a gratificarmi sia nella vita che nel mio ambiente lavorativo. La letteratura è da sempre una mia grande passione, in particolare la

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Commenti (1)

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Alberto De Matteis29 luglio 2026

Piace leggere i testi poetici di questo Autore per i temi che tratta, mai banali, ma sempre ricchi di spunti per una riflessione attenta ed acuta. Il testo "I Sette Dormienti", vera opera d’arte, è tratto da una leggenda cristiana ed islamica, i cui protagonisti, per sfuggire all’imperatore Decio, si rifugiarono in una grotta, dove rimasero dormendo per secoli, e quando si risvegliarono pensarono di aver dormito solo per una notte. Ciò ha un significato profondo religioso, e riguarda la resurrezione dei morti. Ma, come afferma l’autore nella nota, il mistero è aperto, e la leggenda de "I Sette Dormienti" magistralmente descritta dal poeta Franco Scarpa, può essere vista come una bella metafora della esistenza umana. Complimenti con elogio.