Modernità

Della mia età più tenera, io porto
in me ricordi d’un tempo passato,
quando a piedi nudi ho calpestato
terra che ben curata era nell’orto.
Ora, quella mia terra è poco arata
e vigna e frutta quasi non vi trovi,
ma rigogliosi crescono i rovi
e mora pur da bimbo è ignorata.
L’orma d’una fatica tanto cruda
per campi e viuzze ancora si palesa:
di quel grondar di fronte mai arresa
la terra intrisa, oggi ancor trasuda.
Non certo voglio dir: meglio era prima!
ma pur nelle strettezze, umano era
il ritrovarsi insieme per la sera
intorno al desco con un fiasco in cima.
Nella modernità tutto è rincorsa,
più regola non v’è che si rispetti,
ognun sen va di notte come insetti...
per rincasare stracchi e senza borsa.
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Commenti (1)
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sergio garbellini22 luglio 2014
Un raffronto con i tempi passati in cui il sudore della fronte la faceva da padrone e senza una remunerazione adeguata, si legge in questi versi alquanto apprezzati e condivisi in prima persona. Un riallacciarsi al passato dove la sera ci si riuniva per la cena e c'era una presenza fisica e dialettale tra i membri della famiglia, anche se la stanchezza era tanta. Oggi i figli ignorano i genitori e i loro sacrifici, e appena maggiorenni prendono un'altra strada. Versi che coinvolgono il lettore, bravo complimenti sia per la tecnica che per la stesura molto curata.