Diamanti spenti
Com’era triste il mio destino
prima d’averti incontrata,
fra le dita stringevo un gelsomino
per sostenere il profumo di zagare amare;
in un brivido costante che scivolava sull’ onda,
come un sasso lanciato dalla riva
per saltare più volte sul pelo dell’acqua,
e poi s’affonda.
Arrivarono i re magi coi tesori d’oriente
che impregnarono d’incenso
le strade sotto la luce.
La luna si riempiva a tappe,
e assaltava il mare con lance d’argento,
per rubargli il diadema di madreperla
che tratteneva tra le cosce
e l'asettica essenza di noce moscata
nei riflessi premonitori di coralli bianchi
che si perdevano sfavillando nei cieli infiammati
per inseguire un brivido di neve sul mio petto
e, di soppiatto, una murena, nella sua alcova d’amanti
Poi, la tua nave, salpò dal porto
piccola e scura, e si diresse
verso un vago confine d’orizzonte,
e naufragai senza rimpianti
sulla scogliera di diamanti spenti.
Come fosse l’ultimo appiglio
proteso nel crocevia del respiro e della luce,
scomparve,
senza cosa che rimane,
solo io e la mia tristezza,
e la grande città piena di sole,
che si allontanava,
nel commosso silenzio della mia anima.
©
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