Congedo dell'amore
L’amore, come la guerra,
di certo non semplifica le cose, ma le distrugge.
Si sciolgono i ghiacciai dei poli,
l’acqua spegne le fiamme d’incenso sull'altare
nel congedo della vita di terra come di mare,
nel congedo dalla guerra come dalla pace.
Ma i fanciulli giocano ancora sulle strade
con gli steli secchi di false spighe
stretti al collo di lucertole rassegnate.
Sulle strade dai petardi dilaniate,
stoffe nere di i pipistrelli,
coprono traiettorie allibite
per inseguire le falene abbagliate
da luminarie celesti sulle piazze d’estate.
Siamo entrati come piovre
nella piramide del tempo
scivolando nella sabbia nudi come sfingi
Vestivamo solo bracciali di perle rare
sul petto portavamo i tatuaggi
d’anemoni rossi e altri molluschi
abbandonati nei flutti anneriti
dell'equinozio imminente .
In quelle notti d’inchiostro e di sangue
versato nei torrenti agonizzanti
m’ero accorto che le donne,
sono fatte della stessa pasta degli angeli.
E cercano nell'aria con la mano protesa
uno strappo, su una nuvola rosa
per scoprire con vaga tristezza d’amanti
il riflesso delle gemme negli astri
spenti dal soffio dei cetacei, stanchi
di lottare con i calamari giganti
nei gorghi tiepidi di correnti
che risalgono in superficie
dentro bolle di parole morte.
©
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