Quando non ci sarai
I merli hanno innescato il trionfo dei lombrichi
sotto le siepi delle rose del fango
Tu, pensando alle meraviglie del mare di cobalto
giacerai sulle alghe verdi di fatica,
con i ginocchi lacerati dalle lische dei pesci
naufragati in tempeste nel deserto del pianto
Suonando la conchiglia gigante che raccoglie i marinai
dentro i muri crepati dal maroso.
Seguiranno i sibili del vento sulle canne
che accolgono le allodole
scampate al massacro degli specchi
sul litorale d’amianto.
Il torrente versa il sangue del cielo a singhiozzi
sui muschi e sulle foglie dei gelsi
Che nutriranno i bachi da seta sotto il letto,
sognando di diventare farfalle
Sui lampadari ovattati dalle piume dei serpenti
Con la testa schiacciata sotto il peso dei santi
appesi nei calendari delle chiese
Per celebrare il venerdì di passione
con le campane legate nella tristezza delle stelle.
Ora che il torrente ha inondato la tua mente
scorre lento, in senso contrario alla tua riva:
cosa vedi in questi petali galleggianti
che dirigono il pensiero sulla corrente dell’amara sorte?
Com’è leggero il tuo pensiero
dentro il cuore verde del limo.
Si stracciano, dentro linee di fuoco, le croci del pianto
nell’agonia del dolore che vuole dormire con te.
Polverizzando il rossore delle praterie
negli sguardi incerti dei falchi
sui campi dormienti dei gigli del male.
Mentre il tuo corpo scenderà nella tomba
intatto d’emozioni senza affanni,
metterò sopra l’albero di bagolaro
il libro dolente del mio amore per i nidi
perché tu riconosca, all’alba, il pigolìo
delle cincie gialle.
Com’è grande la tua fede
e com’è rosso il sangue dell’agnello
che grida l’amore nudo
masticato dalle colombe bianche del coraggio
sulle sponde dell’ultima lettera
dell’alfabeto muto.
©
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