Passione senza resurrezione
Sono tornato sulle rive dei coralli
per scoprire nel candore dei gigli
il mare che s’arrotola verde
scivolando sulle schiume bianche
Mia madre è una statua di cera
che scioglie nella pena severa
il male che le dorme accanto.
Le ho sfiorato la guancia con un bacio
ma non sono certo che l’abbia sentito.
Il suo tempo è un assurdo specchio,
fissato nel bianco soffitto
che non riflette nessuna immagine,
nessuna mano a ravviare le chiome,
nessun tratto che ricorda un sorriso.
Come una farfalla contempla smarrita
i lembi colorati di un vestito
e si ritrae, richiudendo le ali
nel calice azzurro di un fiordaliso.
Siamo caduti nei gorghi dell’ombra
quando le sorgenti del cuore
strariparono nei rosari di sangue.
E tutte le rose che prima erano bianche
arrossarono il tramonto
spazzando via l’erba dell’infanzia
nella luce di chi le ricorda.
Sui campi di gesso fioriscono i gigli
di un calvario perpetuo che non muta
per coprire le rose di bianco
nell’arena grigia del sonno.
©
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