Estatiche attese
Al sorgere del sole,
ero già inebriato della tua luce.
Una pennellata d’orata aggiungeva alla mia tela
un senso di beatitudine appeso alle pareti
invadevano arcobaleni d’infiniti specchi.
S’era nuvoloso o pioveva,
cadeva la neve o il vento turbinava
bagliori di perle accendevano la riva
mulinando gorghi di comete cadenti
nel presagio del mare d’infiniti smeraldi.
Ora, il sole è risalito sulle nuvole corsare
che hanno issato sul mio cuore vele pesanti
per fare rotta sulla curva d’orizzonte
Le tue mani non intrecciano più melograni.
Le collane, di rubini, sono diventate frammenti,
denti di pescecane ingiallite alla deriva
respirano lacrime salmastre sui binari
che dividono la terraferma
Un fischio ricopre il rumore della risacca
mentre il vento nei filari di viti,
scopre grappoli d’autunno per brindare
un calice rosso d’un etereo addio.
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