L'infanzia del mare
Sfiocca la palma del dattero
sull’apice del tetto
dove irta, ora, campeggia una gru.
Piano terra fuso a statica scogliera,
che il mare carezza di schiume
nell’ampia stesura d’impasto violaceo.
Dimenticate opere marinare
uscivano dal grigio casamento,
misteriosi attrezzi, arte di zio Angelo,
amico di ragazzi alle prime lenze.
Larghe spalle sorreggevano voci di anziani
chini, su reti di strappi e fendenti
in pomeriggi lenti, di racconti mirabolanti
mostri marini e uccelli parlanti
sino al lento variare dei colori del cinabro
che spegnevano le risse,
e gli inseguimenti vocianti
sulla ghiaia infiammata del giorno.
Ma nell’aria penetrava vivo
il profumo di minestre
raffreddate sul davanzale,
nella bocca accaldata dei bambini
restava il rossore dei gelsi,
e negli occhi chiusi dei sogni
il tremore di spettri,
che risvegliavano il mattino
di sfrenate rincorse
nell’infanzia azzurra del mare.
©
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