Atri a riparo
Alle impronte di chiasmi, agli incroci
freschi - al tatto -: a due respiri da spartire,
alle non viste lettere di un come fosse parusia
- lascia che sia - taci - lascia che sia - E sia.
E disimparo un alfabeto furibondo, da ultima
paressia che sembra dire: ma li senti i tonfi
così liberi e veri, cadere. Li senti?
Quindi il lirismo, atri a riparo, sintomi
a balbettare: a me non piace il mare, no
solo brani di campagna, con calma. E i frutti
- e poi, con noncuranza, anche i pollini e i fiori -
Il persuadere è il rischio della fine di un verbo.
Dedurre, quanto, dall'intento e dall'accento?
Sì, ho il suono di un evento da smaltire, accanto.
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Commenti (2)
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Anna6229 luglio 2015
Paressia, voluta: il volerlo dire per "ribellarsi" ad un modo di scrivere che è solo lirismo emozionale e che prende in prestito, dall'immaginario collettivo, immagini scontate e d'effetto, quando si dovrebbe saper attingere dalle proprie immagini interiori. Giocare con le parole, creare chiasmi, ossia rimandi con incroci atti a recuperare un senso per rafforzarlo, ma privi di significato escatologico, non paga. Questo è quanto ha voluto significare Lia in questo testo disarmante, perché vero.
Fiammetta Campione4 agosto 2015
E che ribellione! Scrivere per stupire? no... scrivere vuol dire far fluire ciò che ci abita dentro, parole che scaturiscono prepotentemente, che implorano di emergere alla superficie. Un testo che mi ha conquistato. Sei unica.

