La canzone del pescatore in alto mare
Mara, tu non mi aspetti,
e vai, per sentieri contorti
argento vivo cosparso sui seni
nel fremito delirante d’un amore proibito
Ogni volta che la mia barca salpa il molo
lancio la mia fede in mare aperto
per celebrare i corpi spogli che sfioro
nell’inferno carnale che più m’inquieta
Inseguo le onde sottocorrente,
del tuo adulterio confessionale
per saperti con me a navigare
nei sapori d’oriente che porta lo scirocco
Raccogli il polline delle falene
e nuovi tepori di gelsomini e di rose
il tuo eroe t’ha donato una spilla
con un serpente di madreperla
attorcigliato tre volte intorno al tuo letto.
Con gli occhi chiusi di sacro timore
vinto di gioia si lascia cadere
aspirando profumi della tua pelle di miele
fra le rovine del mio cuore demolito.
Mara, apri il cassetto che reca la mia fede
ora che la passione ha trovato quiete,
vedrai incise nell’anello di corallo
i confini segreti del tuo amore andaluso
che mi darà la sua rosa soltanto nel tempo.
Mara, lascia il tuo ricordo,
ma lascialo impresso solo nel mio cuore.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!