Senza rimpianti
Non c’è pace in questa notte inventata
nell’incanto mistico di bagliori astrali
dove ristanno attoniti di muto sgomento,
uomini e cose.
Mastico la cenere di ricordi allucinati
per estrarre il succo dalle foglie d’oleandro
sul guanciale velenoso dei miei mali
E non c’è notte in cui non mi perdo a contemplarti
Nella luce di un labirinto di gigli
desiderando possedere la tua rustica bellezza
sbocciata negli anfratti,
tra profumi d’alghe e capperi salmastri
riflessi nello sguardo dei tuoi occhi ardenti
e sui tuo seni tirati in avanti come nembi olivastri
nei cieli estivi in cui non rimanevano nell’aria
neppure le briciole di nuvole corsare.
Non c’è pace che ricordi il tormento
dei cavalli nei pascoli lunari,
per labirinti di tane e sifoni d’acque,
giaciglio di tafani che succhiavano il sangue,
dei tuoi morbidi polpacci di giovane puledra
che tendeva la schiena, reni e fianchi
fiera, nella notte in cui le comete
completamente folli del tuo alveare
scavavano nel mare miniere di topazi
per regalarti una collana dalle tonalità infinite.
Scrivo, nell’ebbrezza estatica di un amore gaio,
impudente, mai domo, vissuto nel bagliore fuggevole
degli astri, ma senza rimpianti,
con la serena consapevolezza di sapere
che nell’amore è la resurrezione.
©
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