Tra ginestre salsedine e sassi
Il molo sfida il vento
con la prora di nave infinita
quando il sole staccato l’orizzonte
dirada la sua luce arancione
sulle dune speziate di conchiglie
Io vesto abiti d’arcobaleno
e guardo appassire i gelsomini sulle strade
ascoltando la mia voce salmastra
macchiata di note sanguinanti
scritte su uno spartito inebriante
che avevo composto per te
Le campane mi dicono addio
e gli eucalipti piegano le chiome
per entrare con la mia anima breve
dentro il tuo corpo in preghiera
al ritmo dell’orologio antico
L’amore bello e pulito si nasconde
sotto la tela di un ragno
sento che non sarò mai felice
perché ho frecce nell’arco del pianto
e la faretra è il mio cuore di vetro
Sostano i miei sguardi d’infinito
tra le nasse stese sul molo
in attesa che il vento cali
cullato dalla nenia dei pescatori
rannicchiati dietro nembi bluastri
Per raccontare la mia storia d’amore
nel viso di pietra scolpita
tra ginestre di salsedine e sassi
che non sapranno mai quanto porti
di mare parole e fatica.
Oh, perché il nostro amore
non si è fatto il suo nido lì?
©
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