Conosco il cielo e le vesti
Un alito a svegliarsi, le fate
Janas d'isolane Domus, pietre
strette come piccole le tue schegge.
Delle bìrghines conosco il cielo e le vesti: qui
anch'io nasco tra le erbe azzurre e l'ocra
della Dea madre in Janna Bentosa
e i Barbari non hanno vestitini rossi
né vasi d'osso ma balzi, alture e fuoco
in palmi d'amistade.
Stinto il dito, vieni - curva la costa
che sposta i ginepri ed i sambuchi - e bussa
alla roccia d'alfabeti e consigli
mentre sale, sacra, la chioma di Helios
tu, che storie di carta e scompigli, bussa
e sentirai che la tenebra sta là dove l'ombra scende.
E ritornerai, tra gli elicrisi
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Commenti (2)
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carla vercelli4 agosto 2016
Devo dire che l'ho letta incantata pensando ad una poesia di riflessione sulla meravigliosa natura della Sardegna, poi la nota mi ha veramente colpito e la fiaba (come ogni fiaba che si rispetti) si è riempita di orchi e di streghe e l'effetto è stato ancora più convincente. Grande bravura nel coinvolgimento del lettore da parte della Poetessa!
rosanna gazzaniga5 agosto 2016
Tra leggenda e realtà, (considerando la nota) spesso c'è un legame. Le fate sono sempre buone? Affascinante poesia!

