Abbracci impolverati
Dopotutto saremo cenere
impensabile pensiero del nudo d’oggi
sulla nuca: ti chiedi mai
" in pulverem reverteris" della pace sgomenta dei cipressi?
Vulnera - rispondi - il supino redire agli eteri, ora
che qui è pioggia, e pure azzurro e tenererba.
Ma torna nel Novembre che non sveglia, a cena
nello Samhain di tavola senza coltelli.
So e sanno, come prima e adesso,
del pane del cuore mio composto, in mezzo
e che di tutti, i giorni e il nome e dell’ultimo
l’ultimo, quello che ancora il fiato tumultua in petto.
Dopotutto, sì
e di quel buio mi dirò
abbracci impolverati d’inesistenza.
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Commenti (2)
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andrea ristori29 ottobre 2016
Latinismo celtico, arte sinergica. Quella polvere che abbraccia i nostri abbracci e li rende sensatamente vivi.
rosanna gazzaniga4 novembre 2016
Ricorrenze che riaprono ferite sepolte dal mistero che avvolge l'esistere e l'"inesistenza"...versi profondi che lasciano il segno.
