Quella mia solitudine
Ho spesso ripensato
a una costante ricorrente,
astratta e persistente,
ad un’amica fidata che
pervade i miei momenti,
che schiva finanche i sentimenti.
Perché la mia solitudine ha mille volti!
Ovunque si annida,
con fare deciso si apposta,
con disincanto mi abbraccia,
disinibita mi imprigiona
e, imperterrita nei suoi tempi, non m’abbandona.
Come quella volta nel tonfo del tuono
che rimbombava nella stanza silenziosa,
malgrado il tepore di un corpo accoccolato
a ridosso di un vetro appannato dalla pioggia,
sotto un cielo d’aria burrascosa.
Mi sfiorasti le braccia
alla ricerca di un contatto
ma la solitudine dell’anima
aveva, come sempre ... prevalso.
E poi in quell’occasione dalle tante risa,
canti e feste danzanti
tra volti noti e a me vicini sin da ragazzini,
tra divertimenti esilaranti.
Ma neppure il tuo fare sicuro
e rilassato
mi distolse da quel senso di solitudine
che di me si era ormai impossessato.
Anche quella volta che era bello primeggiare
godere di soddisfazioni nel lavoro,
pochi intimi soltanto e
confidenza tutt’intorno.
Eppure l’animo sentiva
solo quella solitudine sì ... retriva.
Mi insegue possente come l’ombra al tramonto,
mi perseguita impellente
quasi fosse un bisogno!
Da sola o in compagnia,
nel dolore o nell’allegria,
scansata o solo ambita,
la mia solitudine è seducente,
agisce chetamente
e neppure il tempo la corrompe.
©
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