Ché di luna non so
Non spirano refoli
da sgomenti d’aperture
né su tegole stamburano gocce:
freschi i palmi, nudi nuca e ginocchi
oltre il silenzio delle lucciole.
Sull’ora delle lettres en vers
è anonimo vagare a vanvera di nocche
su belle attese a capo e lì,
non visto spirito, appunto
del culmine d’Helios sui vetri, i passi.
Ché di che luna non so, la notte.
©
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Commenti (3)
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Salvatore Pintus4 agosto 2018
Suggestiva affabulazione sui notturni contorni di compagnie e su quel che circonda il versificatore quando fuori, indifferente, il buio incombe. Sottili descrizioni di gestualità e senso d’esserci.
a
andrea ristori4 agosto 2018
Lei invece sa di noi, nudo riflesso, materia astratta, segno puntiforme di un eterno vincolo alla tragica e spaventevole mutezza gigante del messaggio di Dio.
r
romeo cantoni4 agosto 2018
..."Stamburare" - Zingarelli, 2015 - Accezione nota dal 1742 - ci giungono ancora gli echi di quel vagare a vanvera di nocche su belle attese a capo...(Ché di che Luna non so, la notte...)
