Albe che non sorsero
Là, dove il sole irrompe
prima che in altri spazi,
il mio cuore zampillava rubini
per nutrire il volo dei gabbiani
che spolpavano l’esca dagli ami
ai pescatori senza luna.
Ora guardo le stesse rive:
la scogliera esplosa in mille frammenti,
arcipelaghi di allodole affioranti
sognano, ancora, distese di specchi,
rimangono appesi a inutili salvagenti
rigurgitanti di vita e liberi destini.
Altri, coi polmoni pieni di vento
ascoltano la parodia dei benpensanti,
che presentarono un disegno di legge
per abolire il mare, disseccare i fiumi
costruire palizzate, per difendere
le verdi colline e le bionde radure,
dall’esodo di allodole affamate.
Coglierò il raggio rifratto del sole
nell’occhio dei cigni,
che disertarono cieli maledetti
per esplorare terre amiche,
di albe che non sorsero.
©
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