L’ultima recita

Si consuma l’ultimo quarto di luna.
Il vecchio attore
ripete con grazia la sua parte.
Soltanto ora l’indulgenza della terra
sgorgherà frutto nelle sue mani,
come una messe di parole antiche.
Poi si allontanerà per l’ultimo azzardo d’inverno,
per quel sogno impalpabile
sulle labbra di una donna.
C’è un verso che lo raggiunge ora più di altri,
perché sgorga ritorto e torbido
ingombrante come certe parole che odiava.
Ha una sola domanda da sacrificare
alla grande sbornia della vita
ma ormai il dominio della cenere
ha chiuso tutto in un forziere.
La sua esistenza nel vento del dolore
a respirare nella vastità del mondo,
la dolcezza dei sensi come un’onda
nel giro dei cunicoli della mente.
Così ci serviamo della chiave della memoria
per chiudere una porta
e aprirne un’altra...
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L'autore
Pino Tota
Non sono nato in un mondo morto. I miei occhi non si sono mai stancati di guardare la bellezza del mondo visibile, né c’è stata una fine alla suprema meraviglia...(TAGORE)
Commenti (1)
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Silvia De Angelis13 marzo 2019
Infinita raffinatezza in questo testo poetico, in cui l’autore si sofferma, su elaborazioni di attenta memoria, intinta in una consapevolezza di vita, che non può più avere incertezze di pensiero Versi molto apprezzati

