Un tempo di saggezza
All’ombra di un pericolo
si imparò ad ascoltare
le voci accorate del vicino,
il suono di un’automobile in cammino
ed ogni più piccolo rumore
sapeva apportare chiarore
in quel tempo in casa concesso.
Dal balcone e dalla finestra
si imparò ad ammirare
il sole dell’alba,
l’imbrunire al tramonto,
la luce accecante del giorno
e il buio nero della notte
in quel tempo in casa concesso.
E qualcuno provò a meditare
sui sentimenti prima che sui bisogni,
sulla vita prima che sulle sue comodità,
sul proprio essere prima che sull’apparire
in quel tempo in casa concesso.
Durante il sonno si inventarono incubi,
indelebili al risveglio,
si mischiarono sogni confusi,
nelle notti di silenzio
e si avvicendarono gli incubi e i sogni
in quel tempo in casa concesso.
E così, tra ombre di sé rincorse
e mai riconosciute,
riflessioni prepotenti e da qualcuno apprezzate,
la calma e l’ansia di giorni e di notti
sempre uguali a se stessi,
trascorse quel tempo in casa concesso e... finì.
Fu bello e soave riscoprire
il tocco di un abbraccio,
fu sensazione speciale rivelare
il calore umano di un tocco
quando giunse e si sovrappose un tempo di socialità
e quando, alla natura che urlava ribellione,
il mondo pareva aver riportato normalità.
Ma qualcuno non fece mai più le stesse scelte...
aveva scoperto la sua diversità,
costretto a soffocare la fugacità,
impegnato a gestire la propria gracilità,
finito ogni rincorsa,
rallentato ogni inganno
e in quel tempo in casa concesso
si era riscoperto...
un bravo ma vecchio saggio.
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