Come Fenice
Ho imparato quanto ferisce il silenzio,
che nasconde quelle verità pensate
e neppure degne di esser accennate,
taciute per scelta o per necessità,
offerte all’oblio con caparbietà.
Ho imparato il dolore della solitudine,
quella inferta dagli altri con naturalezza,
non scelta per pareggiare l’inquietudine
ma imposta con forza e con destrezza.
E ho esplorato i baratri profondi dell’anima,
quelli cupi come il mare abissale,
cocenti come una gigantesca fiamma infernale
che si staglia all’improvviso sul tuo percorso,
imprime e comprime senza alcuno sforzo.
Ma sono sempre risorta,
dalle mie ceneri riemersa,
come Fenice dalle piume cangianti
librata in volo con sorpresa fra gli astanti.
Ed è come credere nella dubbiosa certezza
di poter morire ma... non una sola volta,
di poter scegliere ancora con naturalezza
per esser della vita l’unica protagonista!
©
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