Peso d’alfabeti
Le parole, chiedi? Palpitano randagie
nel cielo settembrino e nell’avere un dove.
Custodirle o gustarle come un tè nel salottino
o farle uscire a disagio di sandali di cuoio, nuove.
E sapere, vuoi, la lentezza dell’ebbrezza
breve nel finito del presente, tutta sospesa:
la falsa pace, il niente, l’intesa.
Qui e qui diventano pietra e resistenza
sillabe camminate in faticosa accoglienza.
Le parole, vedi, sono peso d’alfabeti. In attesa, in attesa...
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
La bacheca della poesia
Le sensazioni lasciate dai lettori.
Brava Lia, ottima poesia. (Augusto Cervo)
Complimenti Lia, un caro saluto! (carla vercelli)
specialmente le tue ...sempre oltre le attese (Mau0358)
(Rita Stanzione)
Lasciatemi dire della bravura di Lia (Salvatore Pintus)
E’ bellissima, complimenti (Giuseppe Mauro Maschiella)
Commenti (2)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Augusto Cervo4 settembre 2021
Si decisamente ispirata direi, la brava Lia inoltre mi ha sorpreso con alcune rime nella parte finale che ho molto apprezzato.
carla vercelli4 settembre 2021
Quante cose che possono essere le parole... pietra, resistenza, intesa, nulla, falsa pace, attesa, tutti termini usati dalla poetessa. Sembrerebbero più nuove e più pregnanti, dotate di senso, quelle uscite "a disagio di sandali di cuoio", ma a me, come credo alla splendida Lia, piace molto anche "custodirle o gustarle come un tè nel salottino" perché in fondo la dimensione della parola poetica (la parola per eccellenza) non è quella della comunicazione, la sua dimensione è quella del suono e della Bellezza, coordinate che ritrovo appieno in questi magnifici versi!

