Trascorsa di cieli
Silenzioso e intero il grido
sale al mio profilo d’ombra
- forma che fu mia - e s’inabissa
precipitando l’aria, abitato azzurro
da rossori di colomba.
E la tua mano che raccontava gigli
è dove era la mia tempia. In lontananza.
Chi ascolta chi più non sono,
trascorsa di cieli che tornano a un inverno,
se il per sempre è solo un nome che cambia?
Prolungate, udite e pronunciate i miei nomi
- è l’essere fuori che chiama la terra -
così che né grembi né fine su cui far crescere l’erba...
©
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Dura, maestosa, impellente (Karapet)
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