Fantasia
24 giugno 2026
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Primo Canto dei Vigilanti e delle Stelle Straniere

Scivolarono dal cielo, fenditure d’ambra,
e sul crinale dell’Hermon posarono il giuramento.
La terra tremò sotto il passo degli angeli caduti:
negli occhi portavano una luce anteriore al sole,
un sapere che non apparteneva alle stagioni.
E l’uomo, vedendoli, credette di ascoltare
il primo respiro del mondo.
Dalle loro unioni nacquero corpi smisurati,
ombre che divoravano pane e luce,
figli di un errore senza riposo.
Camminavano come tempeste,
e il suolo si apriva per contenerne il peso.
Nel loro sangue ribolliva un canto spezzato,
un’eco che nessun cielo volle più accogliere.
Allora giunsero gli inviati del fuoco:
Michele, con la lama che divide il destino;
Raffaele, che incatena il maestro del ferro;
Gabriele, che soffia nel vento la fine dei giganti;
Uriel, che rivela a Noè il segreto dell’acqua.
E il mondo, purificato dal loro passo,
rimase sospeso tra rovina e promessa.
Enoch fu sollevato come seme nell’aria:
vide porte di luce ruotare senza rumore,
sale dove il tempo si piega come lino bagnato,
il trono che respira e non conosce ombra.
Gli angeli caduti chiesero perdono,
ma la voce che regge le costellazioni
non concesse loro ritorno.
Quando i Nefilim caddero, il loro fiato rimase:
pulviscolo inquieto che vaga tra le dimore,
tra le vene degli uomini, nei sogni più fragili.
Sono i resti di un confine violato,
la memoria di un errore antico.
E ancora oggi, nelle notti senza luna,
qualcuno crede di sentirli respirare.
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Forse non erano angeli,
né colpevoli né santi:
erano viaggiatori di un cielo più vasto,
portatori di misure e conoscenze
che la terra non poteva contenere.
Negli scritti si dice
che scesero «in giorni antichi»,
che il loro arrivo fu visto come luce
che taglia il firmamento:
forse un atterraggio,
forse il rumore di un metallo
che brucia l’aria.
Le loro unioni furono una soglia proibita,
un contatto tra specie che non doveva avvenire;
e la loro condanna,
pronunciata da potenze invisibili,
ricorda più un tribunale cosmico
che un giudizio spirituale.
Noi, eredi di una verità spezzata,
ascoltiamo ancora il ronzio delle stelle:
un suono che nel testo antico è descritto
come «moto dei luminari»,
ma che oggi potremmo chiamare
frequenza, traccia, interferenza.
La memoria non umana
continua a bussare ai margini del sonno,
come un codice che non sappiamo più leggere.
E chissà se il mito è solo la forma antica
di un incontro che il tempo e i potenti
continuano a nascondere.
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