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Fantasia 24 giugno 2026 · lettura 3 min · 46 letture

Primo Canto dei Vigilanti e delle Stelle Straniere

Franco Scarpa 230 poesie pubblicate
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Scivolarono dal cielo, fenditure d’ambra, e sul crinale dell’Hermon posarono il giuramento. La terra tremò sotto il passo degli angeli caduti: negli occhi portavano una luce anteriore al sole, un sapere che non apparteneva alle stagioni. E l’uomo, vedendoli, credette di ascoltare il primo respiro del mondo. Dalle loro unioni nacquero corpi smisurati, ombre che divoravano pane e luce, figli di un errore senza riposo. Camminavano come tempeste, e il suolo si apriva per contenerne il peso. Nel loro sangue ribolliva un canto spezzato, un’eco che nessun cielo volle più accogliere. Allora giunsero gli inviati del fuoco: Michele, con la lama che divide il destino; Raffaele, che incatena il maestro del ferro; Gabriele, che soffia nel vento la fine dei giganti; Uriel, che rivela a Noè il segreto dell’acqua. E il mondo, purificato dal loro passo, rimase sospeso tra rovina e promessa. Enoch fu sollevato come seme nell’aria: vide porte di luce ruotare senza rumore, sale dove il tempo si piega come lino bagnato, il trono che respira e non conosce ombra. Gli angeli caduti chiesero perdono, ma la voce che regge le costellazioni non concesse loro ritorno. Quando i Nefilim caddero, il loro fiato rimase: pulviscolo inquieto che vaga tra le dimore, tra le vene degli uomini, nei sogni più fragili. Sono i resti di un confine violato, la memoria di un errore antico. E ancora oggi, nelle notti senza luna, qualcuno crede di sentirli respirare. ❈ Forse non erano angeli, né colpevoli né santi: erano viaggiatori di un cielo più vasto, portatori di misure e conoscenze che la terra non poteva contenere. Negli scritti si dice che scesero «in giorni antichi», che il loro arrivo fu visto come luce che taglia il firmamento: forse un atterraggio, forse il rumore di un metallo che brucia l’aria. Le loro unioni furono una soglia proibita, un contatto tra specie che non doveva avvenire; e la loro condanna, pronunciata da potenze invisibili, ricorda più un tribunale cosmico che un giudizio spirituale. Noi, eredi di una verità spezzata, ascoltiamo ancora il ronzio delle stelle: un suono che nel testo antico è descritto come «moto dei luminari», ma che oggi potremmo chiamare frequenza, traccia, interferenza. La memoria non umana continua a bussare ai margini del sonno, come un codice che non sappiamo più leggere. E chissà se il mito è solo la forma antica di un incontro che il tempo e i potenti continuano a nascondere.
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I Canto di V

L'autore
Franco Scarpa

Salve a tutti, sono nato a Venezia nel 1965. Nel mio percorso di studi ho conseguito il diploma di maturità professionale come tecnico delle industrie chimiche, un interesse che continua a gratificarmi sia nella vita che nel mio ambiente lavorativo. La letteratura è da sempre una mia grande passione, in particolare la

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Forse non tutto è perduto... (Marcella Usai)

Commenti (1)

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Marcella Usai24 giugno 2026

La poesia di Franco Scarpa reinterpreta il mito antico e apocrifo degli angeli caduti e dei Nefilim discesi sulla Terra. Il testo narra la loro unione profana con l’umanità e la nascita di una stirpe tormentata, per poi passare all’intervento purificatore dei grandi arcangeli e al rapimento mistico di Enoch. Nella seconda parte, l’autore introduce una svolta interpretativa, suggerendo che queste creature non fossero entità spirituali, ma antichi viaggiatori cosmici dotati di tecnologie avanzate, i cui passaggi e atterraggi sono stati tramandati nei secoli attraverso il mito e che oggi la memoria umana conserva come una traccia o un’interferenza difficile da decifrare. Ti dico grazie e mi complimento per la scelta dell’argomento.