Spirituali
25 giugno 2026
· lettura 2 min
· 45 letture
Secondo Canto delle Parabole e delle Luci Antiche

Vidi troni accendersi come carbone bianco,
e i re della terra tremare nel proprio nome.
Le città si piegavano come canne nel vento,
i superbi cadevano senza rumore,
e un fiume di luce divideva il giusto dall’inganno.
Ogni volto era nudo davanti al soffio dell’alto,
ogni parola pesava come pietra
sul fondo del tempo.
Apparve l’Eletto:
una figura che camminava tra le stelle
come granelli di sale sulla veste notturna.
Il suo volto era un’alba senza tramonto,
la sua voce apriva sentieri nel silenzio.
A lui furono consegnati i nomi dei viventi,
e il giudizio scese come pioggia sottile
sulle mani di chi aveva smarrito la giustizia.
Egli aveva visto oltre le porte del fuoco
dove gli angeli preservano i segreti del mondo.
Vide gli archivi di luce,
rotoli che alitavano
come creature assopite;
vide il luogo dove il tempo si ripiega
e ritorna su se stesso
come un serpente d’oro.
Gli mostrarono il destino dei giorni
e il canto che sostiene il firmamento.
I giusti procedevano in un giardino di chiarore;
le loro voci erano fili d’acqua
che non si spezzano.
Il Figlio dell’Uomo li chiamava per nome,
e il mondo si ricomponeva attorno ai loro passi.
Non vi erano più ombra né minaccia,
solo un vento che portava memoria e promessa,
come se l’intera creazione
avesse atteso quell’istante
per tornare a vivere.
❈
Chissà se erano visioni,
o il ricordo sbiadito di un incontro antico:
figure emerse da un altrove insondabile
per misurare il respiro dell’umanità.
Si narra che l’Eletto avanzasse
tra corridoi di luce inclinata,
e che portasse con sé un atlante
di respiri e presenze, delle vite
ancora da compiersi. Forse un visitatore
del chiarore, un emissario di un ordine
remoto, custode di una sapienza
che precedeva le nazioni e le stelle.
Allora le Parabole diventano un codice,
la memoria di una visita dimenticata,
quando l’eternità parlò con voce straniera
e gli uomini, incapaci di comprenderla,
la chiamarono profezia.
Da allora quel bagliore ci sfiora ancora,
come un segnale che attraversa i secoli,
nell’attesa che qualcuno, un giorno,
impari finalmente a riconoscerlo.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.