Natura
26 giugno 2026
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Terzo Canto dell’Astronomia e delle Porte del Cielo

Uriel mi mostrò le porte dell’oriente:
sei varchi di fuoco da cui il sole emerge
come una creatura di luce
che conosce il proprio sentiero.
Ogni porta aveva un angolo,
ogni angolo un giorno,
ogni giorno un respiro dell’umanità.
E quando il sole tornava all’occidente,
la terra si piegava al suo passo
come uno scrigno che si chiude
senza rumore.
Poi vidi la luna,
coppa d’argento che cresce e si consuma
secondo misure che solo gli angeli comprendono.
Gabriele ne custodiva il ritmo:
trenta giorni, ventinove, poi ancora trenta,
come un cuore che batte in due tempi.
La sua luce non gli apparteneva,
ma era un riflesso del sole,
un debito che la notte riscuoteva
con pazienza infinita.
Mi fu mostrato il numero dei giorni:
trecentosessantaquattro.
Quattro stagioni perfette,
novantuno passi per ogni volto dell’anno.
Era un calendario senza errore,
un quadrato di luce sospeso nel cielo.
Gli uomini che seguivano la luna
marciavano in un sentiero spezzato;
chi seguiva il sole camminava nella giustizia.
Vidi il cielo come una ruota immensa
e i luminari come pietre incastonate
in un meccanismo
che non conosceva riposo.
Le stelle si muovevano secondo leggi antiche,
ognuna con il proprio nome,
ognuna con il proprio angelo custode.
E il firmamento respirava,
come un gigante addormentato
che sogna la nascita del tempo.
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Non erano strutture del reale,
né matrici sacre o vettori di profezie:
forse mappe celesti lasciate
da viaggiatori remoti,
istruzioni per leggere il cielo
come si decifra un glifo eroso.
Quelle vie di transito siderale
potrebbero essere punti di accesso,
coordinate di un passaggio,
traiettorie segnate da menti non umane.
Il calendario perfetto, allora,
diventa un sistema di sincronizzazione,
un modo per dire:
«torneremo quando la luce sarà questa».
C’è chi cerca ancora un varco
nel moto del cosmo;
osserviamo il sole e la luna
come se attendessimo un segnale,
uno spiraglio che si riapre,
una promessa incisa nel firmamento
prima che la memoria degli uomini
diventasse polvere.
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