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Natura 26 giugno 2026 · lettura 2 min · 52 letture

Terzo Canto dell’Astronomia e delle Porte del Cielo

Franco Scarpa 230 poesie pubblicate
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Uriel mi mostrò le porte dell’oriente: sei varchi di fuoco da cui il sole emerge come una creatura di luce che conosce il proprio sentiero. Ogni porta aveva un angolo, ogni angolo un giorno, ogni giorno un respiro dell’umanità. E quando il sole tornava all’occidente, la terra si piegava al suo passo come uno scrigno che si chiude senza rumore. Poi vidi la luna, coppa d’argento che cresce e si consuma secondo misure che solo gli angeli comprendono. Gabriele ne custodiva il ritmo: trenta giorni, ventinove, poi ancora trenta, come un cuore che batte in due tempi. La sua luce non gli apparteneva, ma era un riflesso del sole, un debito che la notte riscuoteva con pazienza infinita. Mi fu mostrato il numero dei giorni: trecentosessantaquattro. Quattro stagioni perfette, novantuno passi per ogni volto dell’anno. Era un calendario senza errore, un quadrato di luce sospeso nel cielo. Gli uomini che seguivano la luna marciavano in un sentiero spezzato; chi seguiva il sole camminava nella giustizia. Vidi il cielo come una ruota immensa e i luminari come pietre incastonate in un meccanismo che non conosceva riposo. Le stelle si muovevano secondo leggi antiche, ognuna con il proprio nome, ognuna con il proprio angelo custode. E il firmamento respirava, come un gigante addormentato che sogna la nascita del tempo. ❈ Non erano strutture del reale, né matrici sacre o vettori di profezie: forse mappe celesti lasciate da viaggiatori remoti, istruzioni per leggere il cielo come si decifra un glifo eroso. Quelle vie di transito siderale potrebbero essere punti di accesso, coordinate di un passaggio, traiettorie segnate da menti non umane. Il calendario perfetto, allora, diventa un sistema di sincronizzazione, un modo per dire: «torneremo quando la luce sarà questa». C’è chi cerca ancora un varco nel moto del cosmo; osserviamo il sole e la luna come se attendessimo un segnale, uno spiraglio che si riapre, una promessa incisa nel firmamento prima che la memoria degli uomini diventasse polvere.
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III Canto di V

L'autore
Franco Scarpa

Salve a tutti, sono nato a Venezia nel 1965. Nel mio percorso di studi ho conseguito il diploma di maturità professionale come tecnico delle industrie chimiche, un interesse che continua a gratificarmi sia nella vita che nel mio ambiente lavorativo. La letteratura è da sempre una mia grande passione, in particolare la

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Commenti (2)

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Marcella Usai26 giugno 2026

Il "Terzo Canto dell’Astronomia e delle Porte del Cielo" è un’opera di grande fascino che fonde la precisione dei cicli cosmici i movimenti del sole, le fasi della luna e i giorni dell’anno con una profonda dimensione spirituale e mitologica, evocata dalle figure degli arcangeli Uriel e Gabriele. Con un linguaggio solenne ma scorrevole, i versi descrivono il cielo come un meccanismo perfetto, eterno e ordinato "un calendario senza errore". La poesia trasmette un senso di meraviglia e di mistero di fronte all’immensità dell’universo, dipingendo il cosmo come un ponte sospeso tra la realtà materiale e una dimensione divina e senza tempo. Plauso caro poeta

Pierfrancesco Roberti26 giugno 2026

bellissime lirica testo di un opera meravigliosa emoziona con i sogni complimenti