Esco da questa stanza
Esco da questa stanza e non mi giro ma so che dietro me la porta chiara si sta chiudendo senza far rumore. Ora io vado l…
Esco da questa stanza e non mi giro ma so che dietro me la porta chiara si sta chiudendo senza far rumore. Ora io vado l…
Ero bella. Ai ragazzi del villaggio brillavano gli occhi neri quando passavo scuotendo gli orecchini che ho perduto e
Ha il rumore arrochito del respiro obliquo e gorgogliante il mio cuore sommerso ed assonnato nel silenzio della febbre c…
dalla finestra del decimo piano ti vedo, bella, sotto il sole ortogonale - un sole senza discrezione - mentre attraversi…
Eri un’impalpabile abitudine. Ora la tua lontananza ha la rappresa compattezza della terra e della dura crosta che calpe…
È stato il settembre più caldo da Garibaldi in qua, dicono i giornali. Il bambino dal banco di scuola stud…
È un piccolo travestimento la poesia, è una maschera comoda e sicura con cui camuffi un po' le tue sembian…
È la prima domenica di luglio. Questo mio giardino se ne sta lì inchiodato nel silenzio di mezzogiorno a c…
Era da non sprecare quella notte d'agosto sulle dolci colline fiesolane. Dandoci la mano per scavalcare siepi e avvallam…
Confuse sensazioni colorate piccole esplosioni pirotecniche del cuore. Il segno che avrebbe sciolto la notte è ri…
non ti muovi più nei miei orizzonti ma ti affacci ancora e ancora e ancora ancora nei miei pensieri mi hai
È una domenica di agosto ed è mattino. Le strade della mia città deserta sono tutte per me, nello
ti aspetto ora vieni mio bugiardo imbonitore sussurrami lusinghe prestami il tempo e l'arte che conosci ingannami
È inutile che io vada affastellando sulla porta scatoloni di libri, lampade e maglioni, oggetti vari e
risveglio il sonno evapora nebbia dell'anima nel profumo del mattino una luce troppo bianca misteriosa insidiosa
Salgo su monte alto che eleva sua vetta obliqua verso l'empireo blu chiazzato da nuvole aurate evanescenti pulite come
È morto in fretta il mio fragile padre trasparente. Il male che consuma dentro non gli ha lasciato il tempo di
Entra una luce forte dalle finestre spalancate a mezzogiorno. Hanno colori assurdi il tavolo e le sedie, il tappeto, i
È l'alba del venti di marzo: cresce lenta la umida luce che filtra da questa finestra; cresce incerta nel freddo
Cammino per le strade e vedo gente che va gente che viene gente che passa indaffarata e qualcuno se ne sta col suo
Il suono nudo rovina con folgori e furori e scende trascinando i figli della luce sui tenebrosi emblemi
È andato in cento pezzi il vaso azzurro, il primo regalo che il bambino nostro ti aveva preso con i suoi
È molto democratica la neve che nel silenzio bianco cade lieve, coprendo con identica premura asfalto e prati,
Era proprio una torrida estate, vuota e ferma la strada, come solo negli anni cinquanta, deserto il cortile, silenzio
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