San Giuliano
Piovevano già dorate le foglie perse nel verde del centro sbiadito, nel gioco degli uccelli spavaldi, quando
Mario Motton, nato ad Adria, antica città romana che ha dato il nome al mare Adriatico. Vive a Verona dove ha compiuto gli studi. Lunghi anni di attività nel settore commerciale, premiato “Maestro del commercio”. Fedele amante della letteratura italiana, ha letto con passione i capolavori francesi, russi e americani. Giovanissimo ha pubblicato il romanzo “Dopo la tempesta”, segnalato al concorso nazionale Gastaldi. Di recente, dopo un lungo silenzio, ha stampato due raccolte di poesie: “Come vele nel mare dei ricordi” e “Vento che l’anima accarezzi” e ha pubblicato il romanzo “Il Seme di Caino”.
Piovevano già dorate le foglie perse nel verde del centro sbiadito, nel gioco degli uccelli spavaldi, quando
Nell’acqua fresca di un vecchio fiume ormai già morente solitario scendi tu muto gabbiano senza poi remare e
Impotente piove il tempo sul tuo grembo innocente magica Verona. Come una fanciulla ubriaca d’amore tutta ardi nel tuo
Come è buia questa notte! Non una stella in cielo: lassù pure coperto uno specchio di luna. Che silenzio
Ora drogando umani pentimenti, commosso bacio la tua libera mano di donna nostra, che già da sempre grande
Chi adesso riempirà questi giorni? Nuda luce regna intorno a noi. Lugubre silenzio e poi niente più. E com…
Per avere dormito nel tuo ventre, succhiato il tuo latte, donato gioia e spanto dolore, diventato parte della tua
Il giorno è proprio appena nato quando noi c’incontriamo presso l’antica chiesa. Io ti lascio passare, ti seg…
Garda che t'addormenti piatta tra fresche fronde o mossa scabre sponde scendi a molestare, apri adesso all'occhio
Fra le pagine rimaste sepolte tutta chiara e pulita ancora oggi in una vecchia antologia ho scovato la rossa
Come spesso succede ora che tempo corre e vecchiaia avanza a lungo ho vegliato questa notte. Una folla di pensieri
Il sole era nato: erano già le sette giorno marcio quando tutto finì. Quattro morti, quattro giovani
Languida serata di maggio quando ormai scemato rumore del giorno e fissato panorama di luce sotto i tigli le narici
Le ampie vetrate di Villa Garda si aprono luminose all'alba e sempre scura e brulla la rocca sopra un nido di fiori
C’è un giorno solo un giorno più tremendo degli altri che nella storia tragica del mondo resta proprio
Vento soave che l'anima profumi, sommesso canto che libero voli, consola con le umane mancanze chi rimasto solo soffre e
Candido gabbiano che solitario il cielo sterminato tutto guardi, non ti dolere d'avere smarrito i compagni del tuo
Baldo che con tuoi freschi paradisi il nostro mondo imponente lavi saggio Baldo che con la brulla cresta nebbiosa
Baldo che tanto pigro nel ruvido Benaco i tuoi piedi affondi, dimmi perché purtroppo come strano cavallo proprio
Come corre il tempo e triste si annebbia il passato muoiono i ricordi e labile s'infrange nel giardino dorato del
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