Il quesito
In ascolto di un filo d’erba attendo si mostri una fata. Catturo momenti di luce posata sui sassi. Non basta a
Scribacchina di sogni....consapevole che "tempus edax rerum".... Partenope mi fece ....Lupiae mi tenne
In ascolto di un filo d’erba attendo si mostri una fata. Catturo momenti di luce posata sui sassi. Non basta a
E’ nettamente no. Fatica questo scoglio che mi pulsa in petto a dar luce al pensiero che sia senso all’esistere nel
Tra le miserie ostentate in vetrina vendute usate barattate e nutrite ci sono povertà nascoste al
E’ sera Tempo di fuochi e di racconti Come una volta. C’era una volta... perché non scorra via un altro giorn…
Mi parla con voce sottile. Nel chiasso di vivere non riesco a sentire nell’eco dell’anima note d’amore che non han…
Sul viso senza crespe lago, si posa il cielo. Tra le dita le note. Voli intessuti tra viandanti sbadati. Angeli di
E’ raro che la vita doni il tempo per accorgerci che stiamo vivendo trattenere l’istante più di quanto gli si…
Non volo In lunghi giorni estranei abbraccio il mondo e non gli appartengo. Refoli risalgono la torre di
Era festa a Kabul. Festa per Ajimir e il suo papà. E un giorno, un giorno intero per giocare. E nel frutteto
I bambini costruiscono aquiloni e tu mi chiedi come farli tacere. E’ chiedere radici al vento al mare di zittire il
Il profeta mi parlò dell’amore. Polvere evanescente di farfalla Le parole, le accantonai. All’alba di un gior…
Non so dove Tu sia né so, se Tu ci sia. Non so dove cercarti. E non mi dite, no, nel fondo del mio cuore sul
Dove vanno in inverno le anatre del Central Park... Holden ricordi? E la tua rabbia è la mia se l'esistenza
Un cielo più limpido allo sguardo lontano quanto un battito di ciglia. Ascolta. Suono che di velluto avvolge
Mi appiglio all’equilibrio del silenzio di un dolore polveroso e antico che mi striscia dentro. Attendo. Solo
Il livido di un’alba arresa al freddo macchia la stanza di indecise ombre. Dagli arabeschi inquieti del tuo
La mia voce come il vento che soffia nel nulla non scalfisce non erode né plasma non porta sussurri non fa
I cieli di Giacomo si aprono sugli occhi del ricordo e sono azzurri come i suoi mari come le sue montagne contornate di
Il matto del quartiere parla da solo alle vetrine lucenti. E canta la follia ridendo grida bambine della sua mente
A volte dimentico il tuo viso. Si scompongono i tratti in isole distanti schegge che si allontanano in quel breve
Ho cercato le spighe sui bordi dei ghiacciai e riempito tasche strappate di piccoli sogni che raccatto ogni volta in
Pupille dilatate labbra dischiuse impazienti che attendono le tue feline e dominanti. Un
Solitudine in uno spazio incorniciato buio come l’ universo. Quotidiano riconoscibile ma non conosciuto inesorabile
Verrà forse il tempo a strappare il dolore a farmi allontanare dal tuo amaro abisso. Verrà a rubare dai
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