Temps&récit
Presto forse saprò se ancora al tempo potrà tenere testa un tal narciso vago, nelle ragioni in cui m'intem…
Sono nato a Roma nel millenovecentoquarantanove il sei di febbraio. Da sempre vivo a Cagliari: queste due città sono i luoghi del mio amore e della mia memoria. Mi cimento, con discutibili risultati, con la poesia fin dall’adolescenza. Credo nella forza della parola e questa forza cerco di far comprendere e di trasfondere nei miei allievi. Mi occupo di letteratura con sguardo filologico. Mi dedico alla lingua sarda con l’auspicio che essa possa ritrovare la propria dignità e attuare tutta la propria potenzialità espressiva, in ogni campo e in ogni registro. Amo chi mi ama e – almeno mi ci sforzo – anche chi no; amo la Sardegna; amo l’amore. Contemplo la passione. Lodo quel buon dio che si fa parola (e carne e sangue e amore) per donarsi in ogni buona parola.
Presto forse saprò se ancora al tempo potrà tenere testa un tal narciso vago, nelle ragioni in cui m'intem…
Soror dulcissima, mente te diligo, ablato corpore. Ignosce, deprecor, mihi insaniam, pupilla oculi qua ego video, venust…
E imoi deu a dogn'ora mi 'nci agguantu in sa màgini tua sa prus dudosa circhendi 'e dh'ispertai chene
Anima, s'anima mia t'intregu si mi castias, po ca in coa de s'arrisu chi scaringias si 'nci potzat arrimmai
E grido che mi fa gridar l'amore lo strazio che nell'anima s'incarna facendola tornare solo carne quando il tuo corpo
Anima, da diafano stupore percossa, nuda ti mostri e gelosa, tramite l'ombra che solo ti vela ribadendo in rimbalzo il
Soglia dell'anima che faticosa schiude, l'esercizio più assiduo reclamando, trapasso della mente a carne
Pensavo che tu fossi la mia pietra filosofale per trovar la vita che mi sfugge flottando in questo mare d'un marasma, in
A questa mente astrarre io voglio Pizia, anima mia, se ne indovini il dire silente nel suo candido furore, scabro per ch…
Amo queste innumerevoli case che dite prigioni, il vento che soffia fra canali di miasmi, e gabbie di cristallo e
Ti neghi sublime e nell'anima astrusa derivo il sembiante che adombri da poche parole, sottratto e iterato. M'ammalio,
E ti stai. E dalla veste che inutile levo. Ti stai, se indugio, s'esito, e tituba l'esito che attingo in menzogna, che
Madre del ciel, signora dei miei giorni, e delle notti in evocarvi spese che d'innocenza il mio assillo s'accese, la
Declinando in visione mie parole spirito chiedo all'ombra, se mai parla, e traspongo il disegno dissoluto che fingevo,
Scampolo di scrittura mi rimane ancora, esperimento rilanciando: del bilico turbato in cui si immischia rosa che mi
narrare sul filo un confine che ultimo non è, ma trapassa nell'ora abolita. s'incarna lo spirito in
E basta, shut up, ça suffit: e dai, per ora che ti ridici, ch'è come se strapparsene di nuovo doppiamente …
Certo va pure trovato quel fine, lo dicono, e magari ci s'illude che ce lo porti in mano la corrente della vita, ed in
I. cum ventitabas quo puella ducebat (revelatio) Scoprirsi intravista, che adesso, ecco, si scioglie: para dossi, che
Stinta vorrei vedere l'immagine discorde, lì in trappola impigliata sulla soglia che divide mentre vi si raffredd…
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